Scandalo al sole PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Merli   
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Scandalo al sole
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Carta vincente in questa nuova produzione è stato l‘allestimento, praticamente una scena fissa che rappresenta la tolda di un lussuoso panfilo, in cui con un semplice spostamento degli elementi corporei si ottengono le cornici alle diverse situazioni. Si è intuito che il rapporto qualità prezzo era ottimale e quindi doppia lode a Davide Amadei che ha firmato anche i costumi rigorosamente attuali poichè nella azzeccatissima idea registica di Gianni Marras, un sassarese che ritorna con esito felicissimo nella città d‘origine, ci si trova sulla Costa Smeralda, attraccati probabilmente a Porto Cervo, nel mondo frivolo e fatuo popolato di miliardari, spesso solo a parole e di appetibili quanto disponibili veline: il famigerato mondo del gossip. L’inizale satira ottocentesca, tra ridicole pretenziose (Donna Fulvia e la Baronessa Aspasia anticipano chiaramente le due sorellastre di Cenerentola e sono qui l'una biondissima Madonna e l’altra conturbante e rossa Jessica Rabbit), fotografi senza scrupoli -Macrobio è tale quale Corona!- e giornalisti a metà strada tra l’isterico e l’effemminato -il poeta Pacuvio, una sorta di Alfonso Signorini, ricorda anche lo sfigatissimo coinquilino in mutande di Hugh Grant nel film Notting Hill- si adatta perfettamente ai tempi moderni. Bastano minimi ritocchi nel testo -assolutamente giustificabili- per farne una garbata pochade dal taglio spigliato e teatralissimo, quasi si trattasse di un Musical alla Anything Goes! per intenderci.

Da tempo a teatro non ci si divertiva tanto e non si sentivano tante risate tra il pubblico. Che poi tra quello più serioso della “prima” (questa cronaca si riferisce alla recita domenicale) ci fossero anche dei Soloni in vena di disapprovare, lo si può anche mettere in conto. Ma diamine, se non si può -anzi si deve!- andare oltre le righe e squadernare nelle opere giocose, dico io, quando lo si può fare?

Chi non ha perso un colpo è stato il pregevole cast under 40. Lo ha fatto notare l’entusiasta direttore d’orchestra Gianluca Marcianò che già l’hanno scorso si esibì dal golfo mistico del Verdi in una brillante lettura de Le mammelles de Thiresias. Non ha certo trascurato nè il ritmo nè la vivacità di Rossini che scrisse, oltre a pagine di squisito belcanto, costruzioni indiavolate per meccanica intersecazione di voci e strumenti nei pezzi d’assieme, concertati con precisione. Seguito, in ciò, dall’ottima orchestra dell’Ente Concerti “Marialisa De Carolis” e dall’agile coro maschile Corale Santa Cecilia, diretta da Gabriele Verdinelli. Paola Cigna, svettante vocalmente e pungente interpretativamente, è stata una spigliatissima Donna Fulvia, cui ha fatto da perfetta spalla un’altrettanto puntuale e scenicamente irresistibile Francesca Pierpaoli, Baronessa Aspasia. La parte dei nobili, di fatto e soprattutto di cuore, spetta nell’economia dell’opera a Don Giocondo, l’aitante tenore Leonardo Caimi che se l’è sbrogliata con onore e scioltezza nei meandri di una vocalità irta di agilità e acuti, a Don Asdrubale, cantato con ottimi mezzi ed ammirevole aplomb dal basso Mirco Palazzi, che alla nota malinconica e misogina del personaggio aggiunge l’esilarante caratterizzazione del mafioso, che parla turchesco e distribuisce euro e, soprattutti, la Marchesa Clarice, che grazie al mezzosoprano Daniela Pini trova l’autorevole accento di Isabella dell’Italiana e l’accorato sentimento dell’Angelina in Cenerentola: brava ed assolutamente in parte, tanto quale seducente Vamp nero chiomata, quanto nelle vesti del finto gemello, Capitano di marina. Ma la simpatia travolgente, mediata anche da esilaranti situazioni musicali, compete ai due ruoli di Pacuvio e Macrobio, I bravissimi baritoni Matteo Ferrara e Riccardo Novaro hanno sostenuto le rispettive parti con un’aderenza teatrale degna dei grandi comici del nostro teatro leggero e con un’altrettanto apprezzabile resa vocale. Cosa riesca a fare il primo durante il Temporale, quando si immerge in tuta da sub e viene assalito da uno squalo e cosa combini il secondo a caccia di scoop con un gigantesco teleobbiettivo, non si può spiegare! Citiamo, infine, il basso Dario Benini, Fabrizio sempre col fischietto in bocca, chiamato a dirigire… il traffico! Una macchietta? Si, gustosissima. Del successo caloroso e convinto alla fine, s’è anticipato: piuttosto sarebbe un vero delitto che questa delizia teatrale si arenasse qui, dopo poche recite. Direttori artistici, forza: fatevi sotto!



 

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