Elisir mirabile PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Merli   
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Elisir mirabile
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Chi dunque dal “suo“ Elisir, andato in scena con successo travolgente al Municipale di Piacenza lo scorso 29 ottobre -sarà poi ripreso a Bolzano- s’aspettasse “teatro di regia“ alla tedesca ne uscirebbe deluso. Il buon Enzo, piuttosto, mette a frutto la lunga e proficua frequentazione teatrale e, coadiuvato dalla bella scena di Mauro Tinti -un’aia della bassa padana con un filare di pioppi sul fondo e zolle smosse a far da pavimento- e dai variopinti, preziosi e fantasiosi costumi di Artemio Cabassi -grande sarto prima che costumista- imbastisce la bella favola d’amore tra il tenero Nemorino e la stizzosa Adina ammiccando alle gags più spassose del teatro napoletano -le mimiche del borioso Belcore e del dottore enciclopedico sono mutuate da Totò e Peppino- con colpi di teatro, la fuga di Dulcamara con la cassa piena di zecchini che svicola tra il pubblico di platea n’è solo un esempio, degni della nostra più gloriosa, consolidata tradizione teatrale. Ritrovarcisi diventa un’oasi di serenità e conforto specie ora quando in teatro si vedono spettacoli di cui spesso non se ne capisce il senso … perchè manca il buon senso e si tratta di pretesti per provocare.

Naturalmente L’elisir d’amore è soprattutto musica e canto. Dara, da esperto conoscitore, non può che favorirla e sollecitarlo. Riccardo Frizza si conferma l’ottimo concertatore che già conosciamo e si scatena in ritmi trascinanti senza dimenticare gli sprazzi lirici e le note patetiche: “Adina credimi” e la celeberrima “Furtiva lagrima” ne forniscono gli esempi. Quest’ultima è stata bissata con generoso slancio da Antonino Siragusa, acclamatissimo Nemorino. Un bravo ragazzo, niente affatto lo “scemo” del villaggio, che ha l’unico difetto d'ignorare d’essere … milionario. Il canto è incisivo e anche vario e nobile, che si vuole di più? Lo stesso dicasi delle spericolate, inconsuete in questa parte, agilità coronate da squillanti Re e Mi bemolle, con cui Desirée Rancatore infarcisce la parte di Adina, che la vede pure vincente sul versante espressivo, quando cesella un “Prendi per me sei libero” molto suggestivo. Perchè si sia proceduto con tali elementi al taglio del quartetto con coro nel secondo atto, secondo una prassi che ormai si credeva abbandonata, è un mistero. Anche perchè la puntuale Giannetta di Giovanna Beretta e, soprattutto, il valido Dulcamara di Lorenzo Ragazzo ne avrebbero completato il quadro. Regazzo sostituiva l’indisposto Pertusi: si è rivelato un cantante di tutto rispetto ed un interprete di maggior rilievo, delineando un personaggio anche torvo, maligno, subdolo e mellifluo come dovrebbe essere un imbonitore imbroglione, animato da un’umanità … a un tanto al kilo! Una sorta di Capitan Uncino -merito anche di una strabiliante parrucca- assolutamente godibile. Così come irresistibile, sia teatralmente che vocalmente, il fanfarrone Belcore di Paolo Bordogna, perfetto nel ruolo del Miles gloriosus che si crede e si sente superiore a tutti, anche a sè stesso! Insomma, un Elisir prezioso, gustoso e dal bouquet italianissimo. Altro che bordeaux: quest'Elisir era un genuino lambrusco fresco, dolce e frizzante!



 

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