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Chi dunque dal “suo“ Elisir, andato in
scena con successo travolgente al Municipale di Piacenza lo scorso 29
ottobre -sarà poi ripreso a Bolzano- s’aspettasse “teatro di regia“
alla tedesca ne uscirebbe deluso. Il buon Enzo, piuttosto, mette a
frutto la lunga e proficua frequentazione teatrale e, coadiuvato dalla
bella scena di Mauro Tinti -un’aia della bassa padana con un
filare di pioppi sul fondo e zolle smosse a far da pavimento- e dai
variopinti, preziosi e fantasiosi costumi di Artemio Cabassi
-grande sarto prima che costumista- imbastisce la bella favola d’amore
tra il tenero Nemorino e la stizzosa Adina ammiccando alle gags
più spassose del teatro napoletano -le mimiche del borioso Belcore e
del dottore enciclopedico sono mutuate da Totò e Peppino- con colpi di
teatro, la fuga di Dulcamara con la cassa piena di zecchini che svicola
tra il pubblico di platea n’è solo un esempio, degni della nostra più
gloriosa, consolidata tradizione teatrale. Ritrovarcisi diventa un’oasi
di serenità e conforto specie ora quando in teatro si vedono spettacoli
di cui spesso non se ne capisce il senso … perchè manca il buon senso e
si tratta di pretesti per provocare.
Naturalmente L’elisir d’amore è soprattutto musica e canto. Dara, da esperto conoscitore, non può che favorirla e sollecitarlo. Riccardo Frizza
si conferma l’ottimo concertatore che già conosciamo e si scatena in
ritmi trascinanti senza dimenticare gli sprazzi lirici e le note
patetiche: “Adina credimi” e la celeberrima “Furtiva lagrima” ne
forniscono gli esempi. Quest’ultima è stata bissata con generoso
slancio da Antonino Siragusa, acclamatissimo Nemorino. Un bravo
ragazzo, niente affatto lo “scemo” del villaggio, che ha l’unico
difetto d'ignorare d’essere … milionario. Il canto è incisivo e anche
vario e nobile, che si vuole di più? Lo stesso dicasi delle
spericolate, inconsuete in questa parte, agilità coronate da squillanti
Re e Mi bemolle, con cui Desirée Rancatore
infarcisce la parte di Adina, che la vede pure vincente sul versante
espressivo, quando cesella un “Prendi per me sei libero” molto
suggestivo. Perchè si sia proceduto con tali elementi al taglio del
quartetto con coro nel secondo atto, secondo una prassi che ormai si
credeva abbandonata, è un mistero. Anche perchè la puntuale Giannetta
di Giovanna Beretta e, soprattutto, il valido Dulcamara di Lorenzo Ragazzo
ne avrebbero completato il quadro. Regazzo sostituiva l’indisposto
Pertusi: si è rivelato un cantante di tutto rispetto ed un interprete
di maggior rilievo, delineando un personaggio anche torvo, maligno,
subdolo e mellifluo come dovrebbe essere un imbonitore imbroglione,
animato da un’umanità … a un tanto al kilo! Una sorta di Capitan Uncino
-merito anche di una strabiliante parrucca- assolutamente godibile.
Così come irresistibile, sia teatralmente che vocalmente, il fanfarrone
Belcore di Paolo Bordogna, perfetto nel ruolo del Miles gloriosus che si crede e si sente superiore a tutti, anche a sè stesso! Insomma, un Elisir prezioso, gustoso e dal bouquet italianissimo. Altro che bordeaux: quest'Elisir era un genuino lambrusco fresco, dolce e frizzante!
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