La notte dei morti viventi PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Merli   
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La notte dei morti viventi
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Como

LA MEDIUM - Gian Carlo Menotti

Tiziana Fabbricini, Marta Vandoni Iorio, Ornella Vecchiarelli, Andrea Porta, Nadiya Petrenko, Nicola Russo.

GIANNI SCHICCHI - Giacomo Puccini

Bruno Taddia, Marta Vandoni Iorio, Silvia Beltrami, Camillo Facchino, Paolo Cauteruccio, Ornella Vecchierelli, Bianca Pedretti, Andrea Porta, Luca Tittolo, Marcello Rosiello, Nadiya Petrenko, Luciano Leoni, Riccardo Dernini, Roberto Maietta.

Direttore: Matteo Beltrami. Regia: Andrea Cigni. Teatro Sociale, 31 ottobre. 

 

Halloween, la notte dei morti viventi: una “festa” che culturalmente non ci appartiene, ma che ormai si celebra diffusamente e che è divenuta popolare anche da noi. La si è celebrata recandoci al Teatro Sociale di Como per questo inconsueto dittico, imbastito -anzi, cucito benissimo- dall’As.Li.Co. e che nel circuito lombardo si vedrà nel gennaio 2009 al Fraschini di Pavia. La medium, tragedia in due atti, testo e musica di Gian Carlo Menotti e Gianni Schicchi, atto unico estrapolato dal pucciniano Trittico, non credo fossero mai stati messi insieme. Eppure hanno in comune, seppure con intenzioni e risultati assai diversi, lo sbeffeggiare la morte. La prima, che con Il console è uno dei lavori più riusciti del sempre coinvolgente teatro menottiano, narra la vicenda di una veggente che mediante dei trucchi abbastanza puerili inganna pietosi creduloni che non vogliono farsi una ragione della perdita dei loro cari e che vivono un’esistenza piagata da sensi di colpa. Nella sua paranoia, chiara sin dall’inizio per come tratta la figlia ed un trovatello che coinvolge con violenza nella sua meschina attività, viene sopraffatta dal proprio “lavoro” al punto da uscirne pazza. La seconda, commedia musicale agilissima nel geniale libretto di Giovacchino Forzano, mette in luce, con la sostituzione del cadavere di Buoso Donati, l’avidità umana, mal comune non solo tra parenti, da cui è esclusa, forse, solo l’ignara Lauretta. Schicchi, sebbene con un umorismo macabro tutto toscano, assurge così a sarcastico simbolo della negazione, nè più e nè meno del Mefistofele di Boito o di Jago nell’Otello di Verdi, suoi parenti stretti.


 

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