| I Puritani |
| Scritto da Andrea Merli | |
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Bergamo I PURITANI - Vincenzo Bellini Roberto Accurso, Giorgio Casciarri. Jessika Pratt, Enrico Giuseppe Iori, Annalisa Carbonara, Giorgio Valerio, Massimiliano Di Fino. Direttore: Marcelo Rota. Regia: Paolo Panizza. Teatro Donizetti, 12 ottobre. Allestire I puritani è pur sempre una bella scommessa, massime se, come nel caso del Teatro Donizetti di Bergamo, si pretende offrirne una nuova revisione filologica. Stratagemma che spesso, più che da una reale urgenza di rivedere e correggere il testo e la sintassi musicale disincrostando le sovrapposizioni della consolidata prassi teatrale, è motivato dal più prosaico ed economicamente redditizio ripristino dei diritti d'autore che la nuova veste editoriale garantisce. E sia pure. Il tempo, l‘esperienza ed il buon senso teatrale, tuttavia, dovrebbero aver insegnato la massima "impara l‘arte e mettila da parte". Ovvero, si può essere filologici fin che si vuole, ma poi bisogna fare i conti con il materiale umano -leggi i cantanti- a disposizione. Si ignora con quali criteri si sia proceduto alle audizioni, certo è che a quattro giorni dalla "prima" il tenore scelto e deputato al ruolo di Arturo -ed I puritani sono un’altra opera "di tenore"- è stato rispedito al mittente. Forse lo si sarebbe dovuto capire prima, anche perchè trovare su piazza un tenore libero e con la parte in gola, come si dice nel gergo teatrale, non è facile impresa. Per fortuna è stato rintracciato Giorgio Casciarri, che alla professionalità unisce una forse ancor più grande dose di incoscienza. Ha salvato le recite, ma naturalmente è stato il più esposto, anche in corso di recita, alle intemperanze di una sparuta fazione del pubblico giunta apposta da fuori Bergamo e già prevenuta. E’ vero che il tenore toscano l’opera l’ha cantata una decina d’anni fa e nel frattempo ha via via affrontato un repertorio più pesante (Trovatore e Carmen per fare due esempi) ma non riconoscergli il coraggio, lo sforzo e negargli un successo di incoraggiamento è stata una vera ingiustizia, una gratuita crudeltà. Perchè, tolta qualche inevitabile incertezza giustificata anche dalla riapertura dei tagli e che ci si augura potrà essere risolta nelle prossime recite a Sassari, la sua è stata una prova convincente e per la tenuta dell’acuto, squillante e timbrato e per la veemenza dell’interprete. Ovviamente il successo trionfale è arriso alla bravissima ed ammirevole Elvira di Jessica Pratt. Soprano che già si era messa in bell'evidenza quale ottima Lucia l’anno scorso, prima a Como e poi nel circuito lombardo, che conferma in quest'occasione di possedere una voce pregevole ed una tecnica aguerritissima, ma che è un po' troppo leggera par una parte dove un maggior corpo vocale sarebbe desiderabile, specie nel cantabile. E' stata penalizzata nell'ultimo atto dall'abbassamento di un tono dell'intero duetto col tenore, ma già così è stato un bel debutto in un ruolo che in futuro potrà rifinire con un'interpretazione più intensa e motivata. Purtroppo a condire il tutto con frastuono e con un ritmo implacabilmente metronomico è stato il direttore Marcello Rota che, assieme al regista Paolo Panizza, ha ricevuto alcuni buhhh quando è comparso alla ribalta. Lo spettacolo, per altro di taglio tradizionale ed oleografico nelle bella scena di Michele Della Cioppa, non meritava quest’accoglienza. Ci si chiede, infine, cos’è che la gente vuole. Certo non la filologia per la quale si è proceduto al drastico taglio di tutta la parte centrale, che prevede il pertichino di Enrichetta, della famosa polacca: "Son vergin vezzosa", per aggiungere poi, oltre a tutte le cadenze ampliate e le riprese delle strette e cabalette, un terzetto che, francamente, se Bellini decise di eliminare forse non aveva tutti i torti.Piuttosto si sottolinei la bella prova del baritono Roberto Accurso, squisito belcantista nella parte di Riccardo e si evidenzi la maturità vocale ed interpretativa raggiunta da Enrico Giuseppe Iori, apprezzato Giorgio Valton. Discreto il Gualtiero di Giorgio Valerio, un po' sopra le righe interpretativamente l’Enrichetta di Annalisa Carbonara, dalla voce sopranile di bello smalto; inudibile il pallido Bruno di Massimiliano Di Fino. Bene il coro, diretto da Fabio Tartari, non altrettanto l’orchestra, con alcuni evidentissimi falli nel settore degli ottoni. |